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Return to Silent Hill: perché non lo accettiamo

il film return to silent hill non è accettato perché non è mainstreamRappresentazione artistica di Return to Silent Hill. Immagine creata con l'IA.

Guardando i (video)commenti dei vari youtuber e leggendo articoli più o meno scritti da (improvvisati) critici letterari su Return to Silent Hill sono giunto a una conclusione che potrebbe aiutarci a capire il backlash che sta subendo.

C’è una verità scomoda che emerge ogni volta che un film internazionale, ma non hollywoodiano, arriva davanti al pubblico globale: viene giudicato con sospetto, spesso stroncato prima ancora di essere compreso. Non perché sia necessariamente un brutto film, ma perché non è stato accompagnato dalla macchina promozionale a cui siamo abituati. Lo abbiamo visto ad esempio anche nel mondo del gaming, tutte le volte che stava per uscire un nuovo videogioco sulla saga psicologica horror i media hanno cercato di stroncarlo. Per fortuna con il remake di SH2 firmato Bloober Team non ci sono riusciti.

Return to Silent Hill è diverso

Quando manca l’hype costruito a tavolino — campagne pubblicitarie ovunque, interviste sui media più influenti, red carpet, storytelling preconfezionato — il pubblico si sente spaesato. Abituati a riconoscere il “valore” di un’opera attraverso i segnali del turbo capitalismo culturale hollywoodiano, molti finiscono per percepire come debole ciò che semplicemente è diverso.

In questo caso, quella macchina non ha funzionato perché non c’era. Return to Silent Hill, diretto da Christophe Gans (già regista del Silent Hill del 2006), basato sul videogame cult Silent Hill 2 di Konami, è un film internazionale e indipendente, e proprio per questo chiede allo spettatore uno sforzo differente dal solito: guardare senza filtri, senza aspettarsi i ritmi, le strutture e i codici narrativi di Hollywood, Netflix, Amazon o HBO. Purtroppo pochi lo hanno capito.

Una società che non sa accontentarsi

Ed è difficile non provare tristezza davanti a questa reazione, soprattutto se si considera la storia del brand nato nel 1999 sulla Playstation SONY. Dopo anni complicati, Silent Hill si è finalmente risvegliato: nei videogiochi e nel cinema. Un ritorno che dovrebbe essere accolto come un evento, come una possibilità, come un segno di rinascita per un immaginario che ha segnato profondamente il modo di percepire l’horror nella nostra epoca.

Forse il problema non è il film. Forse il problema è l’incapacità di apprezzare ciò che non arriva già impacchettato, spiegato e legittimato da un marchio dominante. La vita — e l’arte — a volte offrono qualcosa di fragile, imperfetto, ma autentico. Sta a noi decidere se respingerlo o imparare a guardarlo davvero da una prospettiva nuova.

Siamo zombi della narrativa mainstream? Dov’è finito il pensiero critico?

Guarda i gameplay alternativi di Silent Hill commentati da Giuseppe Govinda su IsoladelleroseTV

Silent Hill 4 – The Room

Silent Hill Homecoming

Silent Hill 2 Remake

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