Ho sempre percepito la presenza dei controllori a Berlino come caratterizzata da un forte elemento di autorità e tensione. In alcune situazioni, il clima che si crea durante i controlli mi ha ricordato, a livello puramente emotivo e simbolico, immagini di rigidità e autoritarismo del passato tedesco. Non intendo equiparare contesti storici diversi, ma descrivere una sensazione personale di sproporzione e paura.
La coincidenza temporale con il 9 novembre — una data storicamente molto significativa per la Germania — ha reso per me l’esperienza ancora più carica di significato emotivo.
In passato avevo maturato questa opinione osservando situazioni altrui; oggi la scrivo dopo un’esperienza diretta.
Negli ultimi anni sono nate iniziative pubbliche e campagne sui social media che criticano le modalità di controllo nei trasporti berlinesi. Tra queste vi è anche la campagna #weilwirdichfürchten (“perché ti temiamo”), che raccoglie testimonianze e riflessioni di cittadini che dichiarano di aver vissuto i controlli come intimidatori.
La mia esperienza personale si inserisce in questo dibattito pubblico, senza la pretesa di generalizzare o di attribuire responsabilità collettive.
La mia argomentazione
Il mio non è un giudizio assoluto, ma un tentativo di riflettere criticamente su dinamiche di potere e controllo nello spazio pubblico. Mi chiedo se certe modalità operative, pur legittime dal punto di vista normativo, possano generare nei passeggeri un senso di intimidazione invece che di collaborazione.
L’effetto che io percepisco, in alcune situazioni, è un clima di tensione che non sempre appare proporzionato a infrazioni amministrative di lieve entità.
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Sono stato maltrattato dai controllori: ecco cosa è successo.
La mia testimonianza
Possiedo un abbonamento mensile Ticket-S e la carta cliente VBB. In quell’occasione avevo dimenticato di scrivere il numero cliente sul titolo di viaggio, sebbene fosse riportato sulla carta. Riconosco l’errore formale.
Ero su un tram quando un controllore si è avvicinato. Fin dall’inizio ho percepito l’interazione come molto brusca. Il tono mi è sembrato severo e poco incline al dialogo. Mi sono sentito esposto e umiliato davanti agli altri passeggeri, e questo mi ha messo in uno stato di forte agitazione.
Fuori dal tram
Durante il controllo sono stato invitato a scendere dal mezzo. Nel trambusto sono stato spinto verso l’esterno e, nel movimento, sono finito contro un lampione, riportando dolore alla spalla. Ho vissuto la situazione come fisicamente aggressiva, anche se riconosco che la dinamica si è svolta in un momento concitato.
Mi è stato richiesto il documento d’identità. Sotto shock, con le mani tremanti, ho avuto difficoltà a trovarlo anche in versione digitale. Il tono con cui mi veniva richiesto mi è sembrato pressante e minaccioso. In quel momento mi sono sentito spaventato.
Uno dei controllori mi ha rivolto un insulto (“idiota”), udibile anche da altre persone presenti. Questo episodio mi ha ferito particolarmente.
Inoltre è stata scattata una mia fotografia. Non mi è stato spiegato il motivo né mi è stato chiesto il consenso. Ho percepito questo gesto come una violazione della mia sfera personale.
Mi è stata comunicata una sanzione di 60 euro. In uno scambio successivo ho avuto la sensazione che mi venisse prospettato un possibile aumento dell’importo in caso di mancata collaborazione. L’intera situazione mi ha generato forte stress.
Al termine del controllo non mi è stato consegnato alcun documento cartaceo sul posto; la comunicazione formale della multa è arrivata successivamente per posta.
Un messaggio semplice per concludere
Non metto in discussione la legittimità dei controlli né il diritto dell’azienda di verificare i titoli di viaggio. Tuttavia, ritengo che modalità comunicative più rispettose e meno intimidatorie possano contribuire a rafforzare la fiducia tra cittadini e personale di controllo.
Non so quali siano le cause strutturali di simili episodi. Mi chiedo se possano esserci margini di miglioramento nella formazione del personale o nella gestione delle situazioni di conflitto.
Come abitante di Berlino, auspico un sistema di trasporto pubblico efficiente ma anche attento alla dignità delle persone.
UPDATE
Ho contattato ufficialmente Berliner Verkehrsbetriebe per segnalare l’accaduto. Dopo circa un mese ho ricevuto la richiesta di pagamento di 60 euro. Mi è stato comunicato che, secondo quanto riferito dal controllore coinvolto, la dinamica sarebbe stata diversa dalla mia percezione.



