Lo scandalo scoppiato negli ultimi giorni riguardo a “La Fisica che ci Piace” e al suo ideatore, il professore di fisica italiano Vincenzo Schettini, mi ha fatto riflettere molto. Schettini è diventato famoso sui social grazie ai suoi video divulgativi, ma negli ultimi giorni è stato al centro di una polemica mediatica sul suo modo di usare i social e sul suo ruolo di insegnante.
In realtà non si tratta di uno scandalo giudiziario vero e proprio, ma piuttosto di una controversia mediatica. E questo mi ha fatto pensare ancora una volta al popolo italiano. Non tanto allo scandalo in sé — che, da quello che ho capito, non dovrebbe nemmeno essere definito tale — ma al modo in cui certe polemiche nascono e si diffondono.
Ho cercato su YouTube e ho trovato una serie di video sull’argomento. Non ne ho guardati tantissimi, ma abbastanza per notare una cosa: praticamente tutti quelli che ho visto erano contro questo personaggio. Ed è proprio per questo che ho deciso di scrivere queste righe, per rispondere a questa polemica e provare a spiegare il mio punto di vista.
Cosa è successo
La polemica è partita da un’intervista nel podcast BSMT.
Durante l’intervista, Schettini ha detto che in futuro molti insegnanti potrebbero fare lezioni online anche a pagamento, lavorando magari part-time nella scuola pubblica.
Da lì è partita una serie di critiche e accuse, alcune anche provenienti da presunti ex studenti.
Alcune riflessioni sul caso Schettini
Punto uno.
Dopo tutti questi anni in cui Schettini pubblica video registrati anche in classe, ve ne accorgete solo adesso? Proprio adesso che si è fatto un nome e che è diventato un vero e proprio personaggio pubblico?
Punto due.
Tutti questi accusatori anonimi dovrebbero metterci la faccia. Anche loro potrebbero avere dei propri interessi. Se sono davvero studenti, magari sono studenti che non si sono impegnati e che sono rimasti delusi — cosa che succede spesso. Ma molti potrebbero anche essere falsi profili. Non è impossibile immaginare un attacco mirato alla sua persona.
Punto tre.
Qual è esattamente la soluzione che vorrebbero quelli che lo attaccano? Che gli vengano tolti i social? Che torni a fare il professore “grigio”, invisibile e antipatico? Qual è la pena che volete infliggergli? Volete togliergli i soldi che ha guadagnato? Volete togliergli l’abilitazione all’insegnamento?
La verità è che molti di quelli che partecipano a queste polemiche non hanno nemmeno chiaro cosa vogliono davvero.
Punto quattro.
Quanti docenti svolgono attività extracurriculari? Moltissimi. E spesso invitano — più o meno esplicitamente — i loro studenti a partecipare a queste attività. Inoltre tanti insegnanti, oltre alla scuola, svolgono anche altre professioni o attività e grazie alle loro attività extracurriculari aiutano queste professioni.
Punto cinque.
L’idea che in futuro molti docenti possano lavorare part-time non significa necessariamente che la qualità della didattica peggiorerà. Anzi, potrebbe essere anche il contrario. Io, per esempio, ho sempre immaginato un mondo in cui il lavoro sia più distribuito: se una posizione a tempo pieno venisse divisa tra due persone, ci sarebbero più opportunità di lavoro.
Conclusione
Alla fine di tutto questo, la polemica sembra nascere soprattutto da accuse anonime.
E la domanda che mi faccio è questa: vogliamo davvero distruggere la reputazione e la vita di una persona sulla base di accuse anonime diffuse online?
Se è così, allora il problema non è Schettini.
Il problema è il mondo in cui viviamo.



